La charfiya di Kerkennah, patrimonio immateriale dell’UNESCO

L’eccezionale tecnica di pesca alla charfiya, all’isola di Kerkennah, merita di essere iscritta, dall’UNESCO, nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. Il dossier per ottenere questo importantissimo riconoscimento è stato presentato all’UNESCO su iniziativa dell’Istituto Nazionale del Patrimonio (INP) e della Delegazione permanente della Tunisia.

La Charfiya è un’antichissima tecnica di pesca, il cui uso risale addirittura all’era punica.

Il nome, apparso nei documenti ufficiali solo intorno al XXVII secolo, ed esattamente nel 1670, deriva dal termine arabo charaf (nobiltà) ed è legato al nome della famiglia Charfi (i fratelli Ahmed e Ali Charfi), proveniente da Sfax, che deteneva il monopolio per lo sfruttamento del demanio marittimo. Nel 1772, il Bey di Tunisi, Ali Pasha Bin Hussein Bin Ali toglie tale diritto alla famiglia Charfi, per assegnarlo ai soli abitanti di Kerkennah.

La charfiya è un labirinto realizzato piantando nel fondale un gran numero di foglie di palma che creano dei corridoi attraverso i quali, grazie alle correnti, i pesci arrivano nelle camere di cattura. Qui, i pesci trovano le nasse deposte dai pescatori in cui rimangono definitivamente intrappolati.

Le conoscenza relative a questa singolare tecnica di pesca vengono trasmesse di padre in figlio. La realizzazione della charfiya, infatti, richiede un’ottima conoscenza del fondale marino, delle correnti  e dei venti dominanti.

È solitamente installata in mare nel mese di ottobre e viene rimossa nel mese di giugno, garantendo un periodo di riposo biologico alle specie ittiche oggetto di cattura.

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