Il granchio blu da formidabile predatore a risorsa economica

Presente in particolare nell’Oceano Indiano, nel Pacifico e nel Mar Rosso, il granchio dalle zampe blu è comparso da qualche anno, nel Golfo di Gabes e rapidamente proliferato, avendo trovato su questa costa un ambiente favorevole e un cibo abbondante.

La voracità di questa specie invasiva ha esacerbato le difficoltà economiche di molti pescatori. Il granchio rovina le reti e, a causa sua, anche i pescatori temono per le loro dita: se sono feriti, non saranno in grado di lavorare, a volte per diverse settimane di fila.

Diverse manifestazioni sono state organizzate dai pescatori, nel 2015 e 2016 per stimolare nelle autorità competenti la ricerca di una soluzione a questo problema che coinvolge e penalizza 1100 pescatori dell’area.

Il granchio blu, nome scientifico Callinectes sapidus, secondo i ricercatori del National Institute of Marine Science and Technology (INSTM) è arrivato sulla costa tunisina attraverso le acque di zavorra delle navi, trasportando larve o uova e attraverso una migrazione naturale, dopo l’apertura del Canale di Suez nel diciannovesimo secolo.

Numerosi studi sono stati fatti e sono tutt’ora in corso presso il laboratorio dell’istmo di Cartagine. Fuori dal laboratorio sono stipati diversi attrezzi da pesca, reti e gabbie, che i ricercatori cercano di adeguare  costantemente al comportamento dei granchi anche in considerazione della nuova situazione che si prospetta. Nel 2017, infatti, lo Stato tunisino ha lanciato un programma per lo sfruttamento del granchio blu attraverso corsi di formazione per i pescatori e sovvenzioni sul prezzo di acquisto (per un chilo pescato e venduto al prezzo medio di 1,8 dinari, 55 centesimi di euro, lo Stato paga da tra 18 e 24 centesimi di euro supplementari).

Inoltre, sempre nel 2017 è stato avviato a Zarzis, vicino a Djerba, uno stabilimento per la produzione di granchi congelati per l’esportazione.

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